Professori esperti e di lungo corso, che ammettono le difficoltà di insegnare ai cosiddetti «nativi digitali». Ovvero agli studenti che hanno meno di 16-17 anni, figli di Internet piuttosto che di Gutenberg, circondati ogni giorno da computer e videogiochi, smartphone e tablet. Eppure, proprio perché consapevoli del divario generazionale e tecnologico, docenti desiderosi di colmarlo, che lasciano entrare in aula i nuovi strumenti digitali emultimediali, riuscendo a stimolare l’attenzione degli alunni e a rendere più alto il loro rendimento. È il ritratto della scuola italiana che emerge dal report «Le potenzialità della Lim e dei LimBook», condotto da GfK Eurisko per l’editore Pearson Italia e visto in anteprima da «la Lettura».
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