Il contributo presenta un’esperienza di ricerca educativa condotta nella classe 3A SPG dell’Istituto Comprensivo “Ferrajolo-Siani” di Acerra (NA), finalizzata alla progettazione e realizzazione di un libro digitale interattivo di carattere storico-documentale e artistico sulla Shoah napoletana. Il progetto è stato strutturato come ambiente di apprendimento autentico, in cui gli studenti hanno operato come comunità di ricerca storica e digitale, integrando metodologie inquiry-based, cooperative learning (Jigsaw) e uso critico, etico e inclusivo dell’Intelligenza Artificiale.
Il percorso nasce da una dissonanza cognitiva: la percezione iniziale degli studenti che la persecuzione degli Ebrei a Napoli fosse riconducibile a un unico caso noto. Tale criticità ha innescato una fase di esplorazione basata sull’interrogazione delle IA generative (deep research da prompt) e sulla ricerca documentale. Le risposte imprecise o “allucinate” delle IA hanno trasformato il limite tecnologico nel fulcro pedagogico dell’esperienza: gli studenti hanno assunto il ruolo di addestratori consapevoli, confrontando sistematicamente gli output dell’IA con fonti storiche validate, individuando errori e bias e raffinando i prompt attraverso dati certi e contestualizzati.
L’addestramento dell’IA è stato di natura epistemologica e metodologica, orientato alla comprensione dei limiti delle tecnologie generative e allo sviluppo del pensiero critico. Nella fase di restituzione, gli studenti hanno scelto di ridare voce a undici Ebrei napoletani mediante narrazioni in prima persona e un workflow multimediale che ha integrato le IA generative e le competenze artigianali.
In particolare sono stati:
- generati volti realistici con prompt descrittivi accurati per AI generative di immagine
- sintetizzate voci con prompt indicanti tono emotivo, ritmo e intenzione comunicativa per AI generanti voci in base a età e genere
- animate immagini per sincornizzazione di immagini e file mp3 tramite AI, restituendo dignità e presenza alle vittime
- montaggio delle testimonianze in un unico video
- making di una cinepresa quale espediente narrativo simbolico per “proiettare” le storie.
L’esperienza dimostra come l’IA possa essere efficacemente utilizzata non solo come strumento, ma come oggetto di studio critico, favorendo l’educazione alla cittadinanza digitale, alla responsabilità e all’etica e come potente mezzo per restituire memoria, voce e umanità, se guidata da competenze storiche e pedagogiche.
Il modello è replicabile in altri contesti scolastici attraverso una progettazione interdisciplinare e collaborativa.