L’ambiente didattico è un fattore essenziale per l’apprendimento. Se il processo di apprendimento prevede:

• inquadrare e risolvere problemi;

• identificare e perseguire obiettivi e percorsi di soluzione;

• ricercare e selezionare informazioni;

• sapersi confrontare con gli altri;

• affermare o confutare tesi;

• saper lavorare in gruppo;

• saper comunicare, esprimersi, ascoltare;

• indirizzare creatività ed emozioni;

• operativizzare;

è fondamentale scomporre l’aula per permettere agli studenti di raggiungere gli obiettivi prefissati.

La conoscenza è sempre in divenire, i ragazzi in classe devono essere in grado di comunicare con i propri compagni, con chi si trova fuori dall’aula, con chi immaterialmente può dar loro informazioni per costruire il proprio sapere. Devono saper ascoltare, confrontarsi, ricercare, affermare e confutare tesi, lavorare in gruppo, saper esprimere e gestire emozioni e creatività.

A tale dinamicità deve corrispondere una struttura dell’aula molto diversa da quella proposta tradizionalmente. Oggi vi sono diverse esperienze di strutturazione di aule 3.0: alcune di esse nascono seguendo il modello del Future Classroom Lab di European Schoolnet e del TEAL (Technology Enabled Active Learning) utilizzato in alcune aule del MIT di Boston; ne sono un esempio l’Istituto Pacioli di Crema16 o l’IIS Benincasa di Ancona.17 Il costo di queste aule è sicuramente molto alto; esse seguono inoltre schemi didattici che non ci appartengono del tutto, anche se la proposta di reinventare gli spazi, gli arredi, i colori e le modalità didattiche non può che trovarci d’accordo.

La nostra proposta di “classe scomposta” parte da altre realtà: nessuno spazio extra aula, 32 banchi, una cattedra, una LIM (preesistente ma per noi non necessaria), un videoproiettore, casse acustiche, una postazione per creare e-book, ragazzi dotati di mobile device, nessun finanziamento a disposizione.

Come primo step abbiamo fatto un’indagine presso i nostri ragazzi su quali fossero le postazioni di lavoro normalmente utilizzate a casa, quali i dispositivi a loro più congeniali per comunicare, reperire informazioni e lavorare; il nostro intento è stato di ricostruire un ambiente familiare, in cui gli alunni potessero gestirsi autonomamente e sentirsi a proprio agio, che rispecchiasse il loro modo di studiare e di apprendere.

Da queste considerazioni è nato il nostro modello di classe, che ha le seguenti caratteristiche:

• i banchi sono spostati lungo le pareti (sarebbe ancora più utile avere banchi e sedie che si chiudono e si aprono all’occorrenza);

• sono stati creati alcuni posti fuori dall’aula in un vicino sottoscala, che è divenuto il luogo in cui gli studenti studiano individualmente, anche con sedie più comode rispetto a quelle tradizionali;

• sono state create postazioni per poter leggere tranquillamente i libri cartacei (biblioteca della classe);

• altre postazioni servono per guardare i film in modo collaborativo;

• una postazione è stata adibita alle webconference;

• un’altra postazione è dedicata alla costruzione di e-book;

• la cattedra è stata spostata in fondo all’aula con accanto una bacheca in cui vengono pubblicate le UDA, le griglie di valutazione definite dal CdC, gli orari dei docenti delle altre classi in modo che i ragazzi possano tranquillamente spostarsi o interagire con altri studenti o altri insegnanti durante le lezioni.

Sedie, banchi, quaderni, penne, mobile device, PC, LIM, videoproiettore, casse acustiche, biblioteca di testi cartacei, postazioni per webconference… questi e tanti altri sono pertanto gli strumenti che i ragazzi possono usare a loro piacimento per creare un ambiente liberante, senza ostacoli, che dia serenità e consenta l’instaurarsi di un’atmosfera di collaboratività tra docente e discente, improntata a reciproco rispetto, ma soprattutto offra ai ragazzi la possibilità di personalizzare il loro modo di apprendere, secondo le singole e individuali necessità.

Permettere ai ragazzi di alzarsi, di sedere sui banchi, di aggregarsi in modo autonomo, di uscire dall’aula per recarsi in altre classi, di ascoltare musica o di guardare video senza dover chiedere un esplicito permesso può creare imbarazzo e problemi al docente, ma se il professore diventa “uno di loro” svolgendo le stesse attività, partecipando con serenità e disponibilità al lavoro di ricerca, cadono tutte le barriere e il clima diviene sereno, collaborativo, improntato a grande condivisione.

Essere cittadini digitali implica vivere e sapersi muovere in nuovi spazi, con oggetti sconosciuti sino a pochi anni fa, ma che ormai sono parte integrante del mondo odierno e che perciò la scuola non può in alcun modo ignorare. Offrire libertà, anche di movimento, nell’aggregazione spontanea e nella scelta delle proprie modalità di apprendimento rende i ragazzi molto più responsabili: il temuto caos è solo apparente e in alcuni casi non compare affatto; in compenso negli studenti crescono l’autostima, la disciplina e la capacità di interagire socialmente rispettando le regole.

classe scomposta