31 luglio 2017

Tornano i dispositivi personali in classe…che fare?

La Prof.ssa Dianora Bardi, Presidente di ImparaDigitale, interviene sul Corriere della Sera per chiarire la sua posizione sull’utilizzo dei device personali in aula.

Estratto dall’articolo di Valentina Santarpia (Corriere della Sera, 29 Luglio 2017):

«gli smartphone sono parte della vita quotidiana dei ragazzi: lo usano per la metà del tempo che stanno in classe, sotto il banco, di nascosto, è un’illusione pensare che lo tengano spento», avvisa Dianora Bardi, presidente del centro studi Impara digitale ed ex professoressa di latino e italiano al liceo scientifico Lussana di Bergamo. «L’assunto è: visto che comunque il telefono viene portato a scuola, tanto vale spingere gli studenti ad un uso propositivo e valido», spiega Bardi. In pratica? «Usarlo per scopi didattici, dando indicazioni a studenti, genitori, e docenti, perché sappiano come regolarsi per stringere dei veri e propri contratti educativi». In sostanza, le linee guida del ministero dell’Istruzione dovranno chiarire come usare il cellulare o il tablet per fare ricerche, lavori di gruppo, condividere discussioni e documenti: «Un po’ come andare nel laboratorio informatico tutti i giorni», spiega Bardi. Ma questo significherà anche cambiare la didattica: «Lo smartphone è solo uno strumento di lavoro, deve essere il professore a direzionarne l’uso, stabilendo i tempi e dando i compiti, strutturando la lezione su quello strumento: se i ragazzi sono impegnati, non si distraggono. È ovvio che il rischio che vadano su Facebook o su WhatsApp è pesantissimo, ma siano noi insegnanti a doverli coinvolgere in maniera tale da evitare che lo facciano, almeno mentre lavoriamo».

Per leggere l’intero articolo clicca quiV. Santarpia, “Torna il cellulare in classe, in autunno le linee guida del Miur:«È solo uno strumento in più»”, Corriere della Sera, 29/07/17